A distanza di quasi tre settimane dal viaggio di una rappresentanza di Nomadelfia in Tanzania è importante fare il punto della situazione, ricordando curiosità e timori prima della partenza e l’entusiasmo al rientro a vicenda appena conclusa.

Si potrebbero scegliere due parole: pienezza e serenità. Queste due parole dicono infatti in modo completo cosa si è depositato dentro di noi come convinzione di fondo, ed entrambe riescono a comporre insieme i tanti aspetti positivi e quelli al contrario problematici che ci stanno davanti. Se
difficoltà e dubbi permangono con tutto il loro realismo concreto, sappiamo però bene che la pienezza di vita che già viviamo nella nostra quotidianità – ad esempio quella della vita comunitaria giorno per giorno a Nomadelfia – è appunto tale perché abbiamo imparato a convivere coi nodi non ancora sciolti, tipici di chi sceglie di vivere insieme condividendo tutto: così la vita è veramente piena là dove siamo consapevoli e contenti dei doni di Dio già operanti nelle nostre relazioni, senza nasconderci gli ostacoli che la nostra fragile umanità ci mette davanti, con una puntualità che tuttavia non ci disarma.
Una vita non solo piena dal punto di vista della nostra umanità, ma allo stesso tempo serena, di chi trae dalla fede una forza buona e mite con cui affrontare le criticità che accompagneranno sempre la nostra comunione, sia in Toscana che in Tanzania.
Così l’accoglienza dei monaci e del popolo africano, che già abbiamo sottolineato nei primi racconti del nostro viaggio, a distanza di tempo appare come la prima garanzia solida per proseguire in questa avventura della grazia: siamo stati accolti bene e non dubitiamo che lo saremo ancora in futuro, perché questo è un tratto che si mostra evidente in questa terra apparentemente lontana, e tuttavia così vicina per una comunità come la nostra che vive nell’ospitalità un tratto qualificante della sua vocazione.
La sobrietà – altro aspetto della nostra vita, un concetto a noi caro e che decliniamo al nostro modo occidentale come rinuncia al superfluo – qui è la scelta di vivere con dignità una povertà che non si è abbracciata per vocazione, ma che avvolge da tempo immemore questo lembo di terra che è il più povero di tutta la Tanzania: un invito forte per Nomadelfia a prendere più in pienezza e con più serenità la scelta personale e comunitaria di essenzialità.
Sarà una fatica la lingua? Sicuramente chiederà un impegno serio, ma ci conforta sapere che la prima espressione alla base del loro linguaggio non richiede alcuno sforzo: si tratta del loro costante e naturale sorriso con cui inizia ogni comunicazione. L’abbiamo visto nei monaci ogni mattina, ogni pranzo, ogni ora lavorativa nei campi; l’abbiamo visto negli alunni di ogni età; l’abbiamo visto negli abitanti poveri dei villaggi. Non è solo un modo semplice e davvero immediato di comunicare, ma soprattutto un prezioso strumento per attuare quella reciprocità che don Zeno spesso ci ha indicato come condizione necessaria per costituire un vero popolo: rispondiamo volentieri anche noi ai loro coi nostri sorrisi, segno che questa pienezza e serenità da vivere in un futuro progetto concreto di apertura di un gruppo familiare in Tanzania sta già trovando un linguaggio condiviso e che grazie a Dio la vita buona di Nomadelfia ci vede già pronti a ravvivare.

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