Tutto è iniziato da un incontro “casuale”… una serie di coincidenze e oggi, dopo sei anni di conoscenza, preghiera e decisioni sofferte, Federico, Mario e Angela sono partiti per avviare in Tanzania la costruzione e l’avviamento di un gruppo familiare nei pressi del monastero benedettino di Mvimwa in Tanzania.

“Non partiamo noi, ma tutta la comunità”, hanno detto Mario e Angela per sottolineare che si sentono chiamati dal Signore attraverso la comunità, a rappresentare non se stessi ma Nomadelfia. L’entusiasmo ma anche la serenità si leggono nei loro occhi. “Sin da bambino avevo questo sogno, – racconta Mario – poi quando ho conosciuto Nomadelfia mi sono reso conto qual era la missione a cui ero chiamato. E oggi il Signore mi chiama a vivere questa esperienza”.

 “Personalmente non è il momento giusto”, Federico parte lasciando a casa la moglie, otto figli e tanti pensieri e preoccupazioni, come del resto hanno un po’ tutti in questo momento. “Ho messo tutto nelle mani del Signore, che ci sostiene insieme alla comunità”. È una testimonianza forte che danno a tutti noi, una bella testimonianza di fede perché, dice Federico salutando tutti: “è una gioia vivere ogni giorno ciò che il Signore ci mette davanti”.

Quali saranno gli sviluppi di questa missione? Quando, come, dove? Tanti sono gli interrogativi ai quali don Ferdinando, attuale successore di don Zeno, vuole dare voce perché tante sono le preoccupazioni che fanno parte della nostra fragilità umana. Anche i primi discepoli di Gesù si sono trovati nelle stesse condizioni quando gli chiedevano: “Signore è questo il tempo?”. La sua risposta vale anche per noi oggi: “Riguardo ai tempi non sta a noi, ma al Padre…”. Non sta a noi prevedere gli sviluppi delle opere che siamo chiamati a compiere nel suo nome, a noi sta di rimanere fedeli, di non scoraggiarci e di pregare perché sia fatta la sua volontà, perché come per i primi anche per noi l’unica cosa importante è la disponibilità a metterci nelle mani di Dio.

Sarà un fallimento, un successo? Le valutazioni hanno il metro di Dio, che non è il nostro. Certamente ogni missione non porta un’opera, ma introduce a un modo di vivere la fraternità e non ha una fine, perché una volta iniziata continua per sempre. Sempre in cammino.

“Iniziamo questo nuovo progetto in Tanzania perché sia una testimonianza di fraternità come popolo”, conclude Giancarlo attuale presidente di Nomadelfia, ricordando che per compiere le sue opere, Dio sceglie le persone meno adatte, i tempi peggiori e modalità imprevedibili proprio perché sia evidente che a farle non siamo noi con le nostre forze, ma tutto è opera della sua grazia.

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